Profezie che si autoadempiono

luglio 5th, 2010  / Author: admin

Robert King Mertonnome d’arte di Meyer Robert Schkonick (Philadelphia 1910 – New York 2003) – un curriculum che non bisogno di presentazioni essendo stato addirittura il primo sociologo a livello mondiale ad essere insignito dal Presidente degli Stati Uniti d’America con la “Medaglia Nazionale della Scienza” (1994), è stato uno dei più influenti pensatori che l’umanità abbia mai conosciuto.
Molte delle sue intuizioni, alla luce delle più recenti ricerche sui processi motivazionali (efficacia e sabotaggio comportamentale), oggi contribuiscono a rafforzare il suo spessore di indiscusso precursore dei tempi.
Geniale il suo pensiero quando afferma che “gli uomini non sono sempre coscienti degli scopi che stanno perseguendo” e, dunque, delle funzioni che assolvono i loro comportamenti, oppure quando, partendo dal concetto di deprivazione soggettiva, già elaborato dagli studi di altri illustri ricercatori, afferma che “il sentimento di essere privati di qualcosa non ha a che fare con la realtà oggettiva ma con le percezioni soggettive“, introducendo il concetto oggi conosciuto come “aspetativa di risultato“.
Merton crede che ogni individuo si rapporti contemporaneamente ad almeno due gruppi, quello reale a cui effettivamente appartiene, e quello ideale, cui aspira.
Più è ampio il divario in questo rapporto più ampie sono le possibilità che si manifestino discrepanze o distorsioni nell’agire, quindi nei comportamenti.

Altre intuizioni geniali sono i concetti di devianza e anomia.

Merton distingue la devianza rispetto agli scopi che ci si prefigge e rispetto ai mezzi che si scelgono per raggiungere gli scopi.
Sulla base di questo pensiero delinea una tipologia di devianti diversi:

  • gli innovatori: coloro che pur conformandosi agli scopi dominanti, sono devianti rispetto ai mezzi che usano per raggiungerli;
  • i ritualisti: coloro che rimangono fedeli ai mezzi consueti, pur non condividendo gli scopi cui questi dovrebbero servire;
  • i rinunciatari: coloro che rifiutano sia i valori e gli scopi comuni, sia le norme che riguardano i mezzi per raggiungere questi ultimi;
  • i ribelli: coloro che mettendo in discussione obiettivi e mezzi comuni, non si ritirano tuttavia dalla scena sociale, ma lottano per affermare obiettivi e mezzi diversi.

Ciò che oggi contribuisce ad accrescere l’interesse verso questo straordinario sociologo è certamente la sua teoria sulle profezie che si autoadempiono, elaborata prendendo spunto da un teorema psico-sociale attributo al sociologo William Thomas.
In base a questa teoria, egli è convinto che le credenze di un individuo influiscono sui comportamenti a tal punto da creare tutti le condizioni ideali affinchè esse si realizzino.
Non possiamo non cogliere la grandezza di questa intuizione alla luce delle attuali scoperte scientifiche di neuropsicoimmunoendocrinologia riguardanti le interconnessioni mente-corpo.

HSS – Human System Strategy

luglio 5th, 2010  / Author: admin

L’idea che tutti i problemi di comunicazione, di motivazione e di responsabilità personale, si potessero risolvere con un’unica equazione mi ha sempre affascinato.
Finalmente, dopo anni di ricerca, applicazione ed esperienza, ho raccolto e sistematizzato tutti gli strumenti che a mio avviso producono risultati, in un unico modello che ho chiamato Human System Strategy.
Esso si fonda su una serie di conoscenze multidisciplinari e di riscontri sul campo circa i processi che stanno alla base dell’autosabotaggio e dell’autotradimento, due comportamenti che le persone mettono in atto deliberatamente, anche se inconsciamente, precludendosi così la possibilità di raggiungere gli obiettivi personali e professionali desiderati.
La sensazione di fallimento che ne deriva fa entrare spesso le persone in stati emotivi rischiosi per la salute, ovvero in tutta quella gamma di non malattie che chiamiamo, malesseri psicosomatici, depressione, comportamenti compensativi.

Alcune presupposizioni del modello sono:

  • La percezione che ciascuna persona ha di se stessa rappresenta solo una parte di ciò che essa realmente è.
  • Le persona non è un singolo individuo bensì un sistema di individui.
  • La visione individualista distorce e limita la visione sistemica impedendo alla persona di coglierne e governarne le interrelazioni.

Il modello si articola in due distinte fasi, nella prima fase si guida la persona a trovare soluzioni e risorse per aiutarla a rimuovere definitivamente tutte le devianze percettive, che solitamente si trovano al confine tra il livello delle convinzioni e quello dell’identità personale, nella seconda fase, invece, si facilita la creazione di una nuova cornice percettiva in grado di trasformare il “metabolismo personale” da individualista a sistemico.

I Coaching con la “C” maiuscola

luglio 5th, 2010  / Author: admin

Il Coaching basato sulla PNL e sui Livelli Logici, conosciuto anche come coaching con la “C” maiuscola, rappresenta oggi il miglior investimento per lo sviluppo del potenziale umano.
L’approccio è pragmatico e i risultati concreti e duraturi.
L’efficacia del Coaching dipende esclusivamente da tre requisiti, il primo è l’individuazione precisa del livello in cui i fattori limitanti agiscono (abilità del Coach), il secondo è conoscere gli strumenti idonei che possono facilitarne la rimozione (preparazione del Coach), il terzo è ottenere il consenso e la disponibilità del cliente a cambiare (motivazione del cliente).
Ottenuto il consenso e la disponibilità del cliente il lavoro del Coach inizia con la definizione corretta degli obiettivi, si sviluppa attraverso l’acquisizione delle risorse necessarie al loro raggiungimento e si conclude con l’ottenimento dei risultati attesi da parte del cliente (che in gergo tecnico è chimato Coachee).
Esistono diverse specializzazioni nel Coaching a seconda che l’intervento sia richiesto in un contesto personale (life coaching), sportivo (sport coaching) o aziendale (business coaching), ma tutte convergono nel comune obiettivo di aiutare il coachee (cliente) ad accedere e ad usare il proprio potenziale.
Per questa ragione, sebbene gli strumenti di intervento che il Coach utilizza per facilitare i cambimenti richiesti siano specifici per ognuno dei contesti succitati, cercare di distinguere in modo netto le tre aree di specializzazione è un esercizio piuttosto arduo, in fondo, dietro un imprenditore, o uno sportivo, c’è sempre la persona.
Nella mia esperienza i clienti che si rivolgono ad un Coach hanno già informazioni precise circa le differenze tra questa tipologia di approccio e gli altri, come per esempio quello consulenziale, terapeutico o di counseling, inoltre, ho anche constatato che la cultura dei coachees è fortemente orientata al miglioramento e all’eccellenza.
Frequentemente, coloro che si avvicinano al Coaching, sono persone e organizzazioni che nel loro campo hanno già raggiunto notevoli traguardi personali e professionali.
Un’altra interessante costante è che alla fine del processo sia ha spesso la conferma che il coachee disponesse già di tutte le risorse necessarie al raggiungimento dei suoi obiettivi, e che l’intervento sia servito solo a far luce sulle azioni da intraprendere.
Le aree di intervento di un Coach sono tra le più disparate, ma in particolare egli si trova coinvolto più spesso nei seguenti processi di cambiamento e miglioramento:

  • capacità di definire gli obiettivi,
  • capacià di comunicare con se stessi e con gli altri,
  • motivazione,
  • gestione del tempo,
  • capacità di assumere decisioni e di agire,
  • capcità di gestire il proprio stato emotivo,
  • carisma personale,
  • responsabilità,
  • flessibilità,
  • leadership,
  • ruolo e identità.

I sei pilastri della formazione

luglio 5th, 2010  / Author: admin

Nella mia esperienza ho incontrato diversi approcci formativi, ma nella sostanza tutti possono essere ricondotti a due sole categorie.
La prima, che ironicamente ho battezzato “ferm-azione“, si fonda su principi e teorie tanto condivisibili, quanto spesso inapplicabili, e privilegia un approccio di tipo “io parlo, tu ascolti”.
La formazione che rientra in questa categoria raramente produce risultati!
La seconda categoria invece si distingue per l’introduzione di un tipo di formazione definita “esperienziale” in quanto, oltre alla teoria, le sessioni di formazione vengono arricchite di giochi ed esercitazioni d’aula.
In questo caso l’approccio è di tipo “io mostro, tu fai”.
In generale queste due categorie descrivono lo stato dell’arte della formazione in Italia e nel mondo e benché la formazione che privilegia un approccio pratico produca certamente risultati migliori, in ultima analisi entrambe sembrano rispondere solo in minima parte alle reali esigenze di crescita delle persone.
Perché essere consapevoli di ciò che occorre fare non basta per attivare i necessari cambiamenti?
Quale è l’anello mancante che impedisce alle persone di tradurre in risultati il proprio potenziale?
Le risposte a queste domande risiedono nella costituzione personale di ogni singolo individuo, in particolare la capacità di:

  • comunicare prima con stessi e poi con gli altri,
  • pensare e agire in base ai principi di responsabilità personale,
  • adottare ed esercitare costantemente la flessibilità comportamentale,
  • mantenere il focus sugli obiettivi giusti, ovvero gestire il proprio tempo in funzione di questi ultimi,
  • costruire abitudini produttive.

Questi sei pilastri sono alla base del processo di crescita personale di ciascun individuo. Tutte queste risorse, anche se sono evidentemente collegate tra di loro da un rapporto di interdipendenza, sono, e rimangono, la naturale conseguenza di un grande salto di consapevolezza, in mancanza del quale, ogni sofrzo è destinato a rimanere vano.

Ascolta la voce del tuo coach

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

Quest’area del blog è particolrmente importante in quanto è stata pensata per tutti coloro che hanno urgente bisogno di sentirsi “sostenuti e rinforzati” in qualche area della loro vita.
Esistono, nella quotidianità, un’ampia varietà di stati d’animo in cui un individuo può trovarsi, alcuni sono funzionali al suo benessere, altri lo sono meno, altri ancora non lo sono affatto.
Mantenere degli stati costantemente “funzionali”, ancorché auspicabile, non è certo un obiettivo semplice da realizzarsi.
L’alternarsi degli stati d’animo è comunque un fatto che rientra nella più assoluta normalità, tuttavia ciò può costituire un problema quando ci si trova a corto di risorse nei momenti sbagliati, ovvero quando le circostanze ne avrebbero richiesto la piena disponibilità.
Allora, quali alternative abbiamo in queste particolari circostanze?
Cambiare rapidamente il proprio umore è senz’altro la cosa da fare, ma come possiamo riuscirci? e soprattutto, come saremo capaci di compiere questo “miracolo” in pochi istanti?
Ecco che, quando non si ha la possibilità di richiedere l’intervento di un Coach in “carne ed ossa”,  può tornare utile ricorrere al vecchio adagio che dice “fai di necessità virtù”.
Presto si potranno scaricare gratuitamente degli ausili audio che permetteranno a chiunque di accedere rapidamente nello stato d’animo desiderato, come per esempio “rilassamento”, “concentrazione”, “ricettività”, “sicurezza”, solo per citare quelli più importanti.

Come uscire dalla scatola

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

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La vita spiegata da un uomo che muore

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

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Cosa chiedere a noi stessi per agire responsabilmente nel lavoro e nella vita

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

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Il successo lascia tracce…

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

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Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula

luglio 2nd, 2010  / Author: admin

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